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ROTARY INTERNATIONAL Distretto 2040 |
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Rotary Club
Milano Naviglio Grande San Carlo |
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Presidente: Gian Galeazzo Monarca |
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Vice
Presidente: Alberto
Cravero |
Segretario: Pierangelo Passarini |
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Tesoriere:
Alberto Sbarra |
Prefetto: Alberto Palmeri |
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Bollettino n° 8 - Aprile 2004 |
Anno rotariano 2003/2004 |
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LETTERA di maggio del GOVERNATORE (sintesi) |
Il nostro Governatore - tenuto presente che il suo tempo del servire quale Governatore sta per concludersi - effettua un pre-consuntivo dal quale emergono considerazioni molto ottimistiche: il sogno di Paul Harris per un mondo più giusto sembra si stia avverando. Tuttavia ci sono ancora “da avvicinare” molti soci e da sensibilizzare parecchi Club sul vivere con convinzione la missione rotariana.
Il nostro Governatore ci ricorda due importanti avvenimenti che avranno compimento nel corso del mese:
Il Congresso Distrettuale a Milano, al Teatro Dal Verme, il 15 e 16 Maggio, sul tema “Confronto con il futuro”. La complessità degli argomenti impone come minimo una “tavola rotonda” con esponenti della comunità civile e della realtà economica. Molto atteso l’intervento di Carlo Ravizza, anche per il suo impegno quale Presidente della Rotary Foundation, di cui verranno illustrati i programmi.
Molto spazio è previsto per la Rotary Foundation e per il programma Polio Plus. Su questo argomento ci porterà testimonianza il Past Governor indiano Vijai Bhandari. Ma numerosi altri partecipanti non trovano qui un minimo di evidenza; per cui vi preghiamo caldamente di recuperare l’originale della Lettera di maggio del Governatore.
Nel corso della domenica, oltre ad alcuni adempimenti statutari, è prevista una serie di interventi dei Presidenti di Azione, dei Rappresentanti del Rotaract e Interact, di alcune Commissioni Distrettuali.
Ovvia la
raccomandazione del Governatore di partecipare a questo vertice annuale della nostra
Associazione. Noi aggiungiamo: “… e si svolge a Milano!”
La Convention
di Osaka è… un po’ più impegnativa, è il momento conclusivo
dell’impegno assunto dal Presidente Internazionale Jonathan Majiyaghe per
l’anno rotariano corrente. Ricordiamo il motto di quest’anno: Lend a hand.
CorGar
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LE NOSTRE CONVIVIALI |
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6
aprile 2004 Argomento: Relatore: Dott. Alessandro
Profumo Presenze: 28 soci Interclub con R.C. Milano |
Una nutrita rappresentanza di nostri Soci, in interclub con il RC “Milano” nella sede del Circolo della Stampa, ha ascoltato Alessandro Profumo, Amministratore Delegato del Gruppo bancario “Unicredit”, sul tema della “Responsabilità Sociale d’Impresa”.
Questo tema, molto toccato - in questi tempi - in ambito sociale e industriale, è stato visto dall’oratore in relazione ad un gigantesco fornitore di servizi, e quindi con un taglio particolare. Oltre all’elevato numero di dipendenti (circa 70.000), il Gruppo Unicredit ha un altissimo numero di clienti, e quindi gli stakeholders rappresentano una popolazione di tutto rispetto.
E’ impossibile riassumere l’ampio discorso del Dr. Profumo. Riportiamo qui alcuni brani che illustrano i concetti ispiratori della strategia di Unicredit nell’ambito della “CSR” (Corporate Social Responsability).
<< La responsabilità maggiore per una banca si
sostanzia nel suo core business
Fare bene il proprio mestiere, sentirsi obbligati alla verità e avere una buona e corretta gestione è il primo dovere se si vuole operare con coerenza e trasparenza su redditività e rischio. Significa essere pronti a rispondere dei propri risultati e avere una cultura del servizio
Non si può infatti pensare di poter controllare ogni atto dei dipendenti nei confronti dei clienti: si può soltanto cercare di trasmettere dei valori e dei comportamenti affinché chi sta di fronte al cliente sia corretto nella vendita come nell’erogazione del servizio >>
<< Intorno alla responsabilità sociale
dell’impresa che non è una semplice “aggiunta” all’operatività ordinaria, c’è
ancora molta confusione nel senso che molto spesso si tende a identificarla come
conformità alle norme vigenti e come “interventi nel sociale”, mentre sono qualcosa
di molto più articolato
Occorre quindi evitare di intendere questo tema
come:
rispetto della legge - perché è una
condizione imprescindibile, l’esigenza è di andare oltre la legge per generare
un processo virtuoso: la responsabilità implica la presenza di spazi volontari
(e non volontaristici) di discrezionalità nel perseguire i fini istituzionali;
implica l'esistenza di gradi di libertà nel decidere ambiti e modalità di
azione
Bisogna cioè essere in grado di spostare “l’asta”
sempre un po’ più in alto
beneficenza/filantropia - perché è anche questo
ma non è solo questo, sarebbe anzi abbastanza pericoloso e riduttivo pensare di
basare la propria strategia e reputazione semplicemente sulle iniziative
orientate dalla cultura del dono e della carità
Per tenere chiaramente separata dalla responsabilità
sociale l’idea che questa possa essere confusa con interventi di tipo
umanitario è stata costituita una Fondazione privata, chiamata Unidea. Si separano così
nettamente i doveri derivanti dall’operare nei confronti della collettività, da
quelli che liberamente vengono assunti riguardo alle questioni della solidarietà
>>
<< Uno dei temi chiave su cui riflettere
riguarda le strutture proprietarie e i meccanismi di corporate governance, cioè del sistema di “governance allargata” alle questioni delle rappresentanze dei diversi attori e di
come con queste ci si rapporta: chi rappresenta chi?
Per governance allargata si intende la gestione
dei conflitti di interesse: nel senso che impresa e management, dipendenti e
collettività sono portatori di un proprio interesse che può essere gestito
attraverso un “patto” tra attori diversi, ma:
· Dove si regolano questi
interessi, quali meccanismi di gestione e come funzionano?
· Come avvengono le relazioni
con i portatori di interesse?
· Come capire che si sta
effettivamente corrispondendo alle loro aspettative?
· Come capire che è
corretta l’interpretazione del concetto di valore, e che questo è misurato in
un modo altrettanto corretto?
In altri termini, diventa fondamentale capire su
quali relazioni avviare lo “scambio” di valori con questi soggetti, e come sono
rappresentati i diversi interessi
Su questi argomenti, di cui si parla poco subordinandoli
ad aspetti di mera corporate governance, non ci sono risposte definitive e
bisogna porsi in costante ascolto delle ragioni dei diversi interlocutori
E’ un dato di fatto che l’impresa non
esisterebbe se non avesse azionisti soddisfatti
Ma l’azienda è un punto di incontro tra interessi
diversificati con cui bisogna interagire a partire da quelli dei dipendenti e
dei clienti e dalle loro rappresentanze
Sapendo che la responsabilità sociale è
dell’impresa e del suo management e non può essere oggetto negoziabile: su questo punto si
giocherà il futuro del sistema delle relazioni sindacali perché il sindacato non
rappresenta tutti gli interessi dei dipendenti
La sfida è immaginare come la responsabilità
sociale possa diventare un modo condiviso di essere e di gestire l’impresa. Ma fino a che punto ci
si può spingere senza mettere a repentaglio la coerenza valoriale?
Si possono tentare bei discorsi, si possono definire
nuovi principi guida, ma alla fine è necessario inventare la maniera perché i
comportamenti all’interno come all’esterno dell’impresa siano coerenti con il
sistema di valori adottato
La sfida della responsabilità sociale si gioca attraverso
la reputazione, che è possibile costruire solo basandosi su comportamenti
coerenti con il proprio sistema di valori
Questi valori devono ispirare i principi di business e trovare voce in un
codice di comportamento che è importante costruire con modalità partecipative
all’interno dell’azienda
Solo con questa coerenza si può creare valore
nel tempo, per gli azionisti, per i dipendenti, per i clienti e più in generale
per le collettività con cui si opera
E’ necessario tutelare e valorizzare il
patrimonio di relazioni che è alla base del successo delle tre banche del
Gruppo
Questo si traduce in una capacità superiore di
servire i clienti, facendo leva su tre elementi chiave: specializzazione,
radicamento sul territorio, qualità >>
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29
aprile 2004 Argomento: Relatore: Sig. Andrea Trinci Presenze: 34 soci |
Una
serata dedicata ai golosi (o piuttosto ai buongustai) quella che ci ha
organizzato Amos Nannini, e che ha portato anche all’assaggio di molte novità
nel campo di questo conosciutissimo prodotto.
Credevamo,
infatti, che il cioccolato fosse dei tre tipi che l’industria dolciaria ci ha
fornito - per deliziarci - fin da bambini - e cioè amaro-fondente, al latte e
gianduia. La sorpresa è stata molto interessante, nell’apprezzare inedite qualità
di cioccolato artigianale con inseriti dei semi torrefatti di cacao, e altre
varianti altrettanto gustose.
L’oratore
della serata, toscano di Pistoia, ci ha illustrato la lavorazione del seme del
cacao, ci ha anche mostrato un frutto di questa pianta, ci ha descritto le
diverse tecniche della fermentazione e della torrefazione (molto diverse quelle
artigianali da quelle industriali).
Ai tavoli sono state fatti girare piattini con i vari assaggi, e alla fine tutti hanno lasciato la conviviale ricchi di teobromina e di endorfine: sostanze che danno - come si sa - benessere mentale e allegria. Quale modo migliore per concludere una serata?
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ADDIO, REMO! Una ben triste notizia: Remo,
il nostro caro amico Remo Trucchi, ci ha lasciati. Non è una sorpresa, perché
da tempo parecchi sapevano della sua malattia, del suo eroico contrastare il
male inesorabile che avanzava. Difatti l’atteggiamento di Remo
nei confronti della vita è sempre stato di “lotta”, di “conquista”: da
quando, in anni verdi, è partito dalla natia San Remo alla conquista di
Milano a quando - ormai parecchi anni fa - ha ottenuto successo e affermazione
negli ambienti - non solo cittadini - che contano. E una riprova del suo personale
successo l’abbiamo avuta - ahimè tragicamente - dalla presenza, numerosa e
commossa, di almeno duecento persone alle sue onoranze funebri. Caro Remo, con estrema
disponibilità hai saputo fare parte del tuo successo con molti amici, con
soci o con semplici conoscenti. Noi, della porzione del Rotary che proveniva
dal Milano Naviglio Grande, ti ricordiamo come il fondatore, il pluripresidente,
il sempre più attivo dei soci. |
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Diamo avvio, con questo numero del Bollettino del Club, ad una nuova rubrica, nella quale saranno pubblicate sia le lettere che i Soci vorranno indirizzare ai loro amici del Club, sia i testi – di commento, o di qualsiasi altra natura – che ci verranno inviati. Ci auguriamo che questa forma di comunicazione interattiva possa interessare tutti i Soci, ed essere anche un valido mezzo per consolidare l’affiatamento e la reciproca conoscenza fra i rotariani del Club.
Iniziamo con due scritti che ci sono pervenuti nelle scorse settimane.
Edito da Bompiani, qualche settimana fa è uscito in libreria il libro “Le mie famiglie” di Cristina Mondadori, la figlia più piccola e molto amata del grande editore Arnoldo Mondadori, moglie di Mario Formenton che della casa editrice divenne Vice Presidente ed Amministratore Delegato nel 1967.
Mi ha incuriosito un passaggio, nel quale si parla della grande parsimonia di Arnoldo, che sempre ebbe “il senso della misura” stando attento a non fare mai “il passo più lungo della gamba”, tanto che era in affitto la sua casa, in piazza Duse, nel cuore di Milano.
Al contrario, si racconta, di
quello spendaccione di “Erre”, come chiamava il suo grande rivale, Angelo
Rizzoli: dopo decenni di gelo totale, si abbracciarono solo nel 1970, pochi
mesi prima della morte di Rizzoli, su insistenza del Presidente del
Rotary.
Ho letto con piacere e con ammirazione.
(Alberto Cravero)
Un album di Roberto Vecchioni
Il titolo mi ha incuriosito. Nel nuovo album “Rotary Club Malindi”, Roberto Vecchioni canta la storia di Marika, una terrorista che sta per compiere un attentato suicida, combattuta tra la causa e l’incitamento dei compagni da un lato, l’amore per la vita, per la famiglia e la paura di morire dall’altro.
Non entro nel merito dell’opera artistica. Rotary Club of Malindi, spiega l’autore, è nato dopo una fortissima crisi depressiva, seguita ad un intervento chirurgico al polmone, risolto felicemente. I proventi della canzone andranno ad un’organizzazione che combatte la trasmissione dell’AIDS di madre in figlio.
Perché questo titolo? Tutto nasce dalla scritta
“Rotary Club of Malindi” vista in Kenya ad una fermata di autobus e camion. Il
contrasto fra quella scritta e quella gente ha indotto l’autore ad immaginare
un sodalizio in cui i saggi africani si prendono cura dell’uomo bianco
stressato dalla sua “falsa” civiltà.
Un
esauriente articolo è comparso qualche settimana fa sul Corriere della Sera a
firma di Mario Luzzatto Fegiz, ospite del club.
(non firmato)
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abbiamo appreso con gioia il tuo ritorno a casa, dopo un travagliato mese di… soggiorno obbligato in clinica. La tua convalescenza e la ripresa saranno seguite da tutti noi con l’augurio che le preoccupazioni siano ormai dietro le spalle. |
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Una splendida giornata primaverile ha fatto da degna cornice all’Assemblea Distrettuale che si è tenuta a Bosisio Parini (Lecco) presso l’auditorium “La Nostra Famiglia”.
Dopo i saluti di rito da parte del Presidente del R.C. Lecco e del Governatore del Distretto 2040, ha preso la parola il Governatore entrante, Dott. Elio Cerini, la cui prolusione ha occupato gran parte della mattinata. Argomento iniziale dell’intervento è stato il Centenario del Rotary che si celebrerà il prossimo anno. Il Governatore propone di suddividere l’anno rotariano entrante in due semestri per dedicare il primo alla riscoperta dei valori del Rotary, ricercandoli entro noi stessi e nei nostri Club. Questa è la prima fase:
1. Il recupero del senso e dell’orgoglio di essere rotariani
L’orgoglio
di appartenere alla grande famiglia rotariana dipende dalla risposta che siamo
in grado di dare a queste domande: siamo tutti convinti della grande capacità
di azione del Rotary? Abbiamo coscienza di come spendiamo il nostro impegno
personale di servizio nel Rotary?
Nella seconda parte dell’anno si entrerà nella fase più propriamente celebrativa del centenario, durante la quale il Governatore ci invita ad “uscire dai club e a dedicarci alle proprie comunità e al mondo”. Il titolo di questa fase è:
2. Apriamoci al mondo: comunichiamo il Rotary
“L’occasione del centenario di fondazione del Rotary è una grande opportunità di sensibilizzazione della pubblica opinione per un forte recupero di immagine e, fin dove sia possibile, recupero dei meriti di chi tempo non ne ha perso davvero ma, al contrario, ha offerto e speso in tante occasioni la parte migliore di sé stesso”.
Ma, dato che il Rotary non si deve distinguere per le parole ma per i fatti, ogni rotariano è chiamato a manifestare con l’esempio e con la testimonianza dei suoi comportamenti il senso della sua appartenenza a un sodalizio che fa di lui un uomo nuovo. Questa fase è battezzata:
3. Celebrare il Rotary con i fatti e non con le parole
Il Governatore Incoming ricorda il pericolo che i Club si disperdano in tante piccole iniziative che, se pur lodevoli nell’intenzione e per i risultati che potranno comunque portare, poco riusciranno a contribuire a quello sforzo di grande sensibilizzazione e comunicazione verso l’esterno che rimane uno degli obiettivi fondamentali delle nostre celebrazioni centenarie.
Secondo il Presidente Internazionale Glenn Estess bisogna privilegiare i seguenti temi:
· Il mantenimento dell’impegno sulla “Famiglia del Rotary” per consolidare e proteggere l’effettivo dei Club
· L’attenzione al problema critico dell’acqua e delle riserve idriche.
· La continuità dei progetti per la tutela della salute
· L’impegno per l’alfabetizzazione in generale
Progetti particolari sono stati elaborati dai Presidenti delle Commissioni Distrettuali nell’ambito della Azione Interna, Professionale, Internazionale e di Pubblico Interesse. Questi progetti saranno ufficialmente presentati in occasione del Congresso Distrettuale il 15 e16 maggio prossimo.
Nel pomeriggio, durante la sessione separata con i Presidenti Incoming, Elio Cerini ha approfondito quelle che saranno le direttive per i Club del Distretto nell’anno del Centenario. Su questo argomento, il nostro prossimo presidente Alberto Cravero avrà numerose occasioni di intrattenere i Soci del Club durante l’anno del suo mandato.
(Claudio Galli)
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PENSIERI DI UN ROTARIANO |
POSSONO COESISTERE IL DUBBIO E LA SICUREZZA DI SE’ ?
La cosa che spesso colpisce, in una discussione fra persone (amiche e civili), è la chiara evidenza che nessuno, dei partecipanti al dibattito, ha il minimo dubbio sulla verità delle sue asserzioni: ognuno ha la certezza di esprimere (e quindi di avere) idee giuste, quasi perfette, incontrovertibili. Se la controparte non è d’accordo, se si permette di confutare queste asserzioni, viene aggredita pesantemente; spesso i toni si alzano, le parole assumono violente connotazioni, anche se la discussione ha luogo - come si diceva - tra persone civili, e amiche.
L’assoluta convinzione di essere sempre nel giusto è molto diffusa, e viene spontaneo domandarsi: “Ma il dubbio, a volte, non sarebbe un utile mezzo di controllo, e di verifica, delle proprie certezze?” Ci si può anche chiedere se il fatto di provare qualche volta il dubbio non sia in contrasto con la sicurezza di sé (quella sicurezza che è dote fondamentale di ogni carattere, e che è necessaria in ciascuno: prima di tutto perché aiuta in moltissime occasioni dell’esistenza, ed anche perché è data dalla consapevolezza di dare sempre il massimo possibile di sé, di aver la coscienza tranquilla sul piano etico, di essere ben consci delle proprie capacità, delle caratteristiche della propria personalità, dell’essere quasi sempre resistenti alle avversità).
La sicurezza di sé non contrasta affatto, a mio parere, con la possibilità di dubitare a volte dei propri giudizi, delle proprie idee, dei propri convincimenti. Da cosa hanno origine, infatti, questi “punti fermi” che sono stratificati nel nostro cervello? Dagli studi, in parte (minima, immagino); ed anche dalla lettura di quotidiani e riviste, dalla frequentazione di un certo tipo di saggistica, dalla conversazione con altre persone,… Una parte delle informazioni raccolte (generalmente incoerenti, e spesso acquisite in maniera inconscia) viene poi elaborata dalla nostra mente, con incroci, sovrapposizioni e accostamenti, creando quelle “convinzioni” sulle quali non abbiamo dubbi. Ma non sarebbe forse utile che qualche dubbio sorgesse, ogni tanto, proprio allo scopo di verificare quelle convinzioni che abbiamo radicate nel nostro intimo pensiero? Il modo migliore per questo collaudo è il dialogo, il dibattito, la conversazione: accettando le ipotesi differenti, valutandole con onestà intellettuale e con umiltà, senza credersi i depositari della saggezza e delle verità rivelate.