|
|
ROTARY INTERNATIONAL Distretto
2040 |
|
||||
|
Rotary Club Milano Naviglio Grande San
Carlo |
||||||
|
|
Presidente: Alberto Cravero |
|
||||
|
Vice
Presidente: Marino
Ercolani |
Segretario: Claudio Galli |
|||||
|
Tesoriere:
Alberto Sbarra |
Prefetto: Rosario Lo Po |
|||||
|
|
|
|||||
Bollettino n. 9 – maggio 2005 |
Anno rotariano 2004/2005 |
|||||
LETTERA DEL PRESIDENTE
|
Cari Amici,
Il mio mandato presidenziale sta per
concludersi, ma non per “esaurimento”. Abbiamo preso la rincorsa – e mi
riferisco a tutto il team, che con me ha collaborato con passione intensa e
lodevole – ed a questo punto nasce il rimpianto della consapevolezza delle
altre cose che avremmo voluto fare e di quelle che avremmo voluto fare meglio.
In ogni caso, meglio rimpianti che rimorsi.
L’obiettivo principale che guiderà queste ultime
settimane è quello di assicurare continuità a coloro che
proseguiranno l’opera. Gli incarichi sono annuali, se fossero più lunghi
determinerebbero un’ancora più forte resistenza… ad assumerne il peso, ma
obiettivamente un anno è poco per mettere in moto la macchina ed imprimere una
consistente capacità creativa e realizzativa.
Una cosa è certa e spero che l’abbiate rilevata:
non è diminuita la velocità del convoglio, i programmi sono pieni e - contando
sul vostro consenso - così proseguiranno nelle prossime settimane, per assicurare
una partenza lanciata a Giancarlo Crivelli ed al suo rinnovato team.
E’ purtroppo consuetudine provata che il tasso
di frequentazione nei mesi primaverili tende ad assopirsi. Mi piacerebbe che
quest’anno non fosse così, senza bisogno di chiederlo.
Vi saluto cordialmente.
Alberto Cravero
![]()
LE NOSTRE CONVIVIALI |
|
7
aprile 2005 “Come nasce un Gossip” Relatore: Silvestro
Serra Presenze: 32 soci, 15 ospiti |
Riportiamo la versione integrale della relazione tenuta
da Silvestro Serra, direttore di EVA 3000 e di Gente Viaggi.
Quando, poco più di un anno fa, l'editore
Hachette mi ha chiesto a bruciapelo di prendere in mano la direzione di Eva
Tremila, dopo un attimo di smarrimento, la seconda reazione è stata quella di
sorridere. Eva Tremila, vale a dire il trash più sgangherato, le relazioni più
improbabili, gli strafalcioni di lingua, i colori più contrastanti, la grafica
più rozza! Non era certo di un giornalismo serio e affidabile di cui si stava
parlando.
Eppure per me che venivo da 20 anni di onorato
servizio a Panorama e da cinque anni dirigo la rivista seria, ma spero non
seriosa, Gente Viaggi non sono inorridito di fronte all'enormità della
proposta.
Anzi quella prima reazione di sorriso mi ha
fatto capire che in fondo si poteva interpretare quel mondo così poco serio,
così poco credibile, con uno spirito, il mio, irridente, scanzonato, divertente
e in fondo in fondo un po' irriverente.
Il giornale veniva da una stagione
pionieristica, fatta di trash allo stato puro, di desiderio di stupire il sempliciotto
lettore con balle sempre più grosse, un po' alla maniera del televisivo
Biscardi. Tra la concorrenza si faceva a chi la sparava più grossa. Con il rischio
di perdere contatto con quella parte di pubblico un po' più spiritosa che
magari prende queste riviste davvero per passatempo. Oltre che per la naturale
curiosità di sapere i fatti degli altri.
Ecco che allora lentamente venivano fuori nella
mia mente i meccanismi che sono dietro al gossip.
Questa brutta parola ormai usurata viene da God
sib, cioè madrina in inglese. Deriverebbe dunque dalle chiacchiere tra comari
riunite in casa di una donna che sta per avere un figlio. L'origine della parola
non cambia se si cambia la lingua. In francese si dice comm rage che viene da
commater, dunque ancora madrina, stesso concetto in spagnolo dove si dice
Comadreo, comare o vicina di casa. Persino in Russia Babuska skazala, vuol dire
“nonnina diceva”. Quindi il pettegolezzo, da un punto di vista linguistico è
femmina.
Femmina o maschio che sia, e il gossip si va
quanto mai mascolinizzando almeno quanto le cure estetiche, un fatto è certo:
ci piace chiacchierare tutti e in particolare dei fatti degli altri, meglio se
intimi e se rientrano nella sfera privata. Quindi una specie di voyeurismo
verbale generale. E così entrando in punta di piedi nel mondo rosa dove regnano
le veline ecco che mi si faceva sempre più chiara una grande verità: il
pettegolezzo, non la maldicenza, è connaturato all'uomo ed è un bisogno
necessario quasi come respirare, interclassista, trasversale, che non risparmia
nessuna categoria né nessuna classe sociale. In una parola siamo un po' tutti
pettegoli. Basta saperlo riconoscere.
C'è una irresistibile tentazione di conoscere i
fatti, i segreti, le malefatte, le piccole debolezze, i grandi amori segreti.
Una tendenza dilagante dappertutto, veramente un fenomeno generalista. Ora
finché si parla del vicino di casa siamo nel vecchio, preistorico mondo della
chiacchiera condominiale. Se il pettegolezzo riguarda una faccia nota ecco che
entriamo a pieno titolo nel mondo del gossip.
Essere al centro di una centrale di raccolta
dati e di smistamento di foto a quel punto diventava estremamente interessante
sia per una intima soddisfazione della mia curiosità sia per un piccolo
vantaggio acquisito di conoscere con un leggero anticipo le notizie che poi
sarebbero state sulla bocca di tutti. Naturalmente dietro il divertimento,
proprio perché non venivo dal giornalismo popolare ma da un giornale la cui
bandiera era «i fatti separati dalle opinioni», mi sono fatto sempre molti più
scrupoli dei miei predecessori; i quali per farvi capire avevano addirittura
sostituito la parola Staff con quella Cast nel tamburino. Il che vuol dire che
si erano autonominati non giornalisti ma interpreti del grande spettacolo della
vita pubblica vera o finta che fosse. Avevano varato il metodo del “Come se
fosse vero”, esaltando la categoria del verosimile a quella del reale.
E bisogna ammettere che non è facile scrivere di
gossip. È un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo. Anzi è tecnicamente
parlando un difficile job: in fondo facciamo, nel migliore dei casi del vero
giornalismo investigativo, quello che ha reso famosi Bob Woodward e Carl Bernstein
del Washington Post e del Watergate. Lavoriamo con scarsi elementi a
disposizione, una voce, una foto sbiadita e colta in genere di notte, e abbiamo
di fronte un innumerevole quantità di ipotesi. E scarsi mezzi per poterla
veri-ficare.
Il gossip vive di notte, si alimenta col buio,
trova complice l'oscurità. Di notte tutte le storie sono possibili. Questo
rende forse più sfumati i contorni e affascinanti i baci rubati ma ai tempo
stesso toglie luce e dunque chiarezza alle foto che spesso risultano sulle
pagine incomprensibili e ci vuole la didascalia del fotografo per spiegare che
quella macchia è una bocca che quell'ombra è un bacio o una carezza.
Dunque un lavoro di fino, un lavoro da
specialisti che ci ha portato a saper coglier particolari apparentemente
insignificanti di una foto, un dettaglio di una soffiata, il filo leggero da
tirare nella matassa apparentemente arruffata delle fonti contrastanti. Dunque
nel nostro piccolo si può interpretare questo lavoro, considerato con apparente
e condivisibile disprezzo o pubblica riprovazione, come un lavoro oscuro di
scouting degno del miglior Pulitzer.
Naturalmente la prima cosa che bisogna superare
per essere credibili oltre che divertenti è la presunzione di finto e
l'incredulità dello stesso lettore smaliziato da troppe bufale e da tanti finti
scoop.
Si dice in giro che spesso queste notizie siano
create ad arte e gonfiate dagli stessi protagonisti d'accordo con i fotografi e
con la complicità dei giornali. E’ stato così nei gloriosi anni della Dolce
Vita, è così in parte anche ora, ma ormai siamo tutti abbastanza maturi e
vaccinati da riconoscere se una storia ha aria di essere credibile o se si
tratta di una operazione di comunicazione o di relazioni pubbliche. Quali sono
dunque le avvertenze per l'uso?
La scena che si presenta nel tavolo delle trattative,
la nostra sala ovale tutte le mattine è degna del miglior Maigret: da una parte
il nostro staff, dall'altra una teoria infinita di venditori e rappresentanti e
commessi viaggiatori delle agenzie con decine e decine di pacchi di immagini.
In questo caso la concorrenza aiuta ad incrociare i dati. Molte immagini sono
«in pool» il che vuol dire che sono uguali e che i fotografi si sono messi
d'accordo per vendere insieme a un prezzo prefissato.
La seconda cosa da osservare è la location
del set:
essendo che gran parte degli scoop vengono scoperti guarda caso a Roma basta
osservare la scena del delitto per riconoscerne l'autenticità, vi faccio dei
nomi: Dante, Il matriciano, I due ladroni, Il bolognese, Rosati, Celestina...
Sono locali di cui conosciamo ogni singola suppellettile. Ed è chiaro
all'ultimo dei presentatori che farsi beccare lì equivale a finire sui
giornali. Dunque chi vuole davvero vedersi segretamente evita la lista nera dei
ristoranti con paparazzo incorporato. Dunque è facile distinguere. La stessa
cosa vale per Cortina o Saint Moritz d'inverno e d'estate per Porto Cervo.
Così come ora inevitabile prezzo da pagare è
vedere ogni lunedì mattina delle file di vip che passeggiano vestiti e
infreddoliti sulla spiaggia romana di Fregene dopo le pesanti libagioni del
giorno prima dal solito Mastino con terrazza in favore di luce. Si favoleggia
che i paparazzi adorino questo genere di gita al mare perché per gente abituata
a vivere di notte ad appostarsi al freddo alle intemperie, una boccata d'aria
di mare fa bene alla salute. E così si imbarcano in cinque sulla SUV e via con
la paparazzata di stagione. Ovviamente oltre alla salute non è che ricavino poi
tanti denari da questi reportage fuoriporta che testimoniano la semplice
esistenza in vita dei personaggi.
Altro sono i fuoriclasse. E vi vorrei parlare
del caso Sestini.
Massimo Sestini uno che interpreta con cervello
la professione di paparazzo e che tante soddisfazioni ha dato ai direttori di
giornali almeno quante noie ai protagonisti-vittima dei suoi scoop. Il caso
Diana, il caso Casiraghi, il caso
Papa. Una interpretazione originale, un investimento di cervello,
fatica, denaro, mezzi, tecnologia (la foto digitale) e fantasia ma i risultati
gli hanno dato ragione. Quindi a volte il gossip nasce dal caso, a volte da una
approfondita conoscenza del campo e da una ricerca meticolosa e certosina.
Certo è che il mercato, anziché restringersi per
la ripetitività delle storie, si è moltiplicato. Il soggetto è quasi sempre
limitato ai fondamenti dei vecchi kolossal hollywoodiani: odio, amore,
passione, tradimenti, perdoni, litigi, nascite e morti (con un po’ più di discrezione
su questo momento drammatico). Eppure nonostante la trama si ripeta cambiano le
interpretazioni e la vena non sembra esaurirsi mai. Anzi, le fonti di emissione
di gossip si moltiplicano.
Quando ero a Panorama avevamo una rubrica lettissima
ma confinata in fondo al giornale che si chiamava “Rosa e Nero”. Oggi è come se
Panorama e tanti altri avessero capovolto la rivista e “Rosa e Nero” spesso
apre il giornale o diventa la storia di copertina. Un caso isolato dovuto a
Rossella 2000, il mitico inzuccheratore della realtà Carlo Rossella? Nemmeno
per sogno. Il fenomeno riguarda i quotidiani, Repubblica in testa, la
televisione, basti pensare a Verissimo, i settimanali istituzionali e quelli
nuovi che, con alterna fortuna, cercano di cavalcare il fenomeno.
Persino autorevoli mensili cedono a questa
irresistibile tentazione di peccare. Manca solo l'Osservatore Romano, visto che
anche Famiglia Cristiana, con i dovuti modi, anch'essa insegue sia pur
criticamente certi personaggi. Quindi gossipizzazione della realtà mediatica,
un'invasione di pettegolezzi, uno tsunami che rischia di sommergere tutti.
Causa di questo fenomeno è certamente la tv. E
in particolare un certo tipo di televisione che ha creato, coltivato,
alimentato e coccolato personaggi perfetti per il gossip. Mi riferisco all'ormai
consolidato mondo dei reality show, alle lunghe sedute di psicanalisi da
supermercato dei talk show di Costanzo e della moglie Maria, mattina
pomeriggio e sera, alla mitridatizzazione degli spettatori ai quali comincia a
sembrare normale voler sapere tutto di questi personaggi-non personaggi che
nulla sanno fare che giu-stifichi la loro presenza in video ma la cui sola
ripetitiva ossessiva apparizione finisce per farceli sembrare gente di
famiglia, vicini di casa: il caso Costantino Vitagliano.
E poi il caso Lecciso anzi le due sorelle
Lecciso diventate in emergenza addirittura tre e con l'aiutino di una dose
eccessiva e poco accorta di silicone che però non ha fermato la nostra eroina
dall'apparire in video.
E chi può dire di non aver mai sentito nominare
o peggio non aver nominato, per solo nome o soprannome i vari Katia, Ascanio,
Mascia, Carolina, Taricone, Ottusangolo, inconsapevoli protagonisti di un
dramma quotidiano da Truman Show del Grande Fratello o di aver sofferto o
gioito insieme alla giovane contessina spaurita ma forte Giada de Blank ferita
durante un’idiota prova di forza nel mar dei Caraibi durante il filo diretto tv
dell'Isola dei famosi?
Ebbene, tutta questa gente che il povero Andy Warhol
aveva immaginato di confinare nei celeberrimi 15 minuti di celebrità, è
fuoriuscita dalla gabbia del piccolo schermo, ha invaso l'Italia e i suoi
locali, invade le feste e viene invitata in quanto membri di questa
conventicola GF1 o GF2 o GF3. E questo è sufficiente per arrotondare una cifra
considerevole, o per sbarcare, almeno per qualche anno il lunario.
Se c'è un limite al mondo del gossip è proprio
quello di essere autoriferito e limitato alla tv. Cala il mondo del cinema così
come cala la produzione cinematografica italiana e il suo potere di fascinazione,
non sono ancora entrati nel tritacarne interessanti porzioni della società italiana
quali la politica e i politici (pensate ai possibili schedari della Digos sui
parlamentari leghisti a Roma impazziti al ponentino romano per le ragazze delle
terrazze).
Calano gli imprenditori (con e dovute eccezioni
e pensiamo a Della Valle, a Ricucci, a Lapo e al fratello Jaki Elkann,
aTronchetti Provera che però hanno avuto bisogno per sopravvivere e brillare in
questo universo del corposo apporto di Marina Stella, della Borromeo, di Anna
Falchi, di Afef).
Anche se quello che coinvolge i poteri forti è
un terreno minato. Quando inconsapevolmente incappammo in un'intervista alla
signora Emanuela Folliero fummo bersagliati dal suo compagno, un importante
manager Mediaset che si vide improvvisamente messo in piazza e trascinato dai
segreti uffici di via Paleocapa alla ribalta della cronaca rosa.
Oppure quando alcune maliarde foto di Francesca
Dellera finirono da Parigi sul giornale ancora prima di essere pubblicate
scatenarono la fortissima reazione dell'occhiutissimo capo delle relazioni
esterne del potentissimo suo protettore, un noto tycoon della tv.
Calano i reali e i regnanti. Qualcuno rimpiange
i tempi di quando c'era il re ma certo oggi la stella dei Savoia brilla poco e
se non ci fosse Carlo D'Inghilterra e da qualche tempo Letizia la principessa troppo
magra delle Asturie, la categoria sovrani avrebbe avuto un forte ridimensionamento.
Calano gli artisti, e calano le star della moda,
per ora troppo potente per essere messa a rischio dai fruitori delle pagine
pubblicitarie delle riviste. Uniche eccezioni Dolce e Gabbana, l'estroversa Donatella
Versace e un po' il furbo Roberto Cavalli
Insomma se il gossip ha una funzione sociale di
controllo, di ironico Pasquino, di irridente messa alla berlina, non deve
limitarsi a scagliare le sue piccole punture di spillo contro i facili bersagli
grossi delle veline, dei costantini, delle mezzebuste o delle presentatrici. O
delle duchesse di Rivombrosa. O dei calciatori bolliti. Ma questo è ancora il
futuro.
Per ora a tenere banco in questi mesi è stato il
caso Ventura-Bettarini e dintorni.
E questo da un punto di vista sociologico
etnologico e psicologico è stato un caso molto molto interessante. I
protagonisti, li conoscerete, sono la soubrette emergente e prezzemolina,
agguerrita e arrivata a toccare, alla soglia dei 40 anni, i massimi della
carriera tv. L'altro co-protagonista suo marito, un calciatore, altra grande
nuova categoria sulla scena.
(E qui apro una parentesi sul caso Vieri, altro
interessantissimo fenomeno che batte tutti gli altri colleghi, magari più bravi
o continui sul campo, ma non così irresistibile dalle cinque di sera alle
cinque del mattino. Nessun goleador ha lo stesso rapinoso appeal del bel Bobo,
scontroso ma cucciolone, circondato di donne e attento al denaro, discontinuo
agli allenamenti ma presente con gli sponsor e con i suoi locali sulla piazza
mediatica come nessun altro).
Ma torniamo al Bet, il bel Bettarini. Bello,
sciupafemmine, maliardo, in campo non gran che ma questo sono in molti a
perdonarlo, che improvvisamente si scopre un traditore dopo molte foto di
idillio familiare. Un passo indietro, forse un'altra coppia importante: Giorgio
Gori il grande produttore privato che firma le mega produzioni tv e sua moglie
che è giornalista ma è anche un volto noto acqua e sapone, acqua cheta, tanto
da presentare le serate alla sala Nervi in Vaticano ma apparentemente coinvolta
come vittima di un odioso tradimento.
E poi ci sono le ragazze, note o meno note, che
a pagamento o per puro piacere di liberarsi di un peso, confessano innumerevoli
notti d'amore e di furtivi incontri con il calciatore. Alla regia di tutto ci
sono agguerriti e abili avvocati e avvocatesse divorzisti che scatenano
all'ultimo sangue la lotta tra i coniugi
Aggiungete lampi a ciel sereno come le
pubblicazioni dei testi dei messaggini improvvidamente scambiati dalla
sedicente coppia clandestina Ventura-Gori dove si svelano gli altarini, metteteci
infine i mega manager e il simpatico image maker, il vero burattinaio o
Richelieu come gli piace definirsi Lele Mora. Ed ecco che la ricetta è pronta;
manca solo un piccolo elemento a render drammatico il miscuglio: l'improvviso
dimagrimento di Ventura che dovrebbe denunciare un forte stato di insofferenza
e di sofferenza della star.
A questo punto ci sono tutti gli elementi per
montare il caso e per tenerlo vivo in una telenovela che parte dalle scenate,
dalla separazione, dalle reciproche accuse e che poi a sua volta cerca di
pilotare le notizie con servizi fotografici ad hoc come quello sfortunato
viaggio alle Maldive di Gori e Parodi, nei giorni della grande onda e che
voleva testimoniare urbi et orbi l'amore eterno e acceso della coppia di star
tv. Un vero set melodrammatico.
Qui il gossip assume la dignità e lo spessore,
la trama e il plot dei grandi romanzi russi, di Anna Karenina, del kolossal
hollywoodiano dei tempi di Selznick e di Via col vento
Una storia in cui il pubblico assetato di sangue
o semplicemente divertito dai guai altrui ritrova la consolazione che certe
cose capitano anche ai ricchi e famosi e che c'è giustizia a questo mondo e che
i soldi non fanno la felicità e che la cellulite non conosce censo né risparmia
i divi di Hollywood e che in fondo è confortante che certe cose non succedano
solo a noi.
In fondo è questa la grande funzione
consolatoria e vivificatrice del pettegolezzo. Dare la sensazione di una
redistribuzione del dolore e delle gioie, visto che è impossibile quella del
reddito, sottolineare una possibile democrazia reale della felicità, una
giustizia dei sentimenti.
In fondo questa è la autoassoluzione che mi do:
il gossip sarà pure volgare e trash come si cerca di dire per nobilitarlo come
categoria dello spirito, vuol dire soprattutto vitalità, spirito di
osservazione, curiosità, interesse per gli altri. Finché ci saranno due persone
e una vorrà sapere qualcosa sull'altro, fino ad allora ci sarà voglia di
pettegolezzo. Desiderio di capire che cosa si nasconde dietro la facciata,
quali oscuri misteri, quali segreti.
Ha scritto Primo Levi:
«Il pettegolezzo è una forza della natura umana.
Chi ha obbedito alla natura trasmettendo un pettegolezzo prova sollievo
esplosivo che accompagna il soddisfacimento di un bisogno primario».
Rimane solo una cosa da dire. Se volessimo
stilare una sorta di Hit parade sui personaggi caldi del momento io inserirei
nella lista:
Manuela Arcuri,
la ragazzona del paese accanto, semplice e infelice che vorrebbe tanto sposarsi ma è costretta a fare numerose esperienze
Paris Hilton
una bionda ricca americana che interpreta con
creatività e fantasia la noia che potrebbe sommergerla insieme ai suoi miliardi
ricavati dalla famiglia degli alberghi
Britney o Brutney Spears,
una presenzialista accanita che però nobilita la
sua pinguedine con spirito di cowboy
Preziosi-Puccini
la coppia nata per caso a Rivombrosa e sopravvissuta
tra fughe, abbracci e appassionati baci nella vita reale. E il dramma della produzione di perdere
il bel conte sostituito da un incerto Cupo che deve essere persino doppiato e
pur bellino non buca lo schermo.
William e Harry d'Inghilterra, principini ormai
troppo cresciuti per non fare sciocchezze mondiali
Penelope Cruz che ispanizza il gossip
anglo-sassone con la sua carica passionale tutta hispanica.
|
14
aprile 2005 Riunione
di Consiglio “Buffet” Presenze: 21 soci, 2 ospiti |
|
|
|
21 aprile 2005 “Systems
Biology” Relatore: Prof.ssa
Lila Alberghina Presenze: 29 soci, 8 signore,
5 ospiti |
La Prof.ssa Alberghina interviene sulla Systems Biology, tematica forse non così nota tra i non addetti ai lavori ma oggetto di notevole interesse nell’ambito della ricerca in campo biotecnologico. Autrice di numerose pubblicazioni e libri sulle biotecnologie e Presidente del Consiglio di Corso di Studio di Biotecnologie all’Università Statale della Bicocca, la relatrice motiva l’interesse verso la systems biology in funzione di una maggiore capacità di descrivere meglio di altri approcci (più tradizionali) il funzionamento di alcuni processi biologici.
Il fatto che nel 2000 sia stato completato il sequenziamento del genoma umano, infatti, ha rappresentato un grande successo, ma conoscere “l’elenco dei pezzi non implica la conoscenza completa del loro funzionamento”. Per ottenere anche questo risultato occorre sfruttare questa informazione con un approccio progettuale analogo a quello del reverse engineering (cercare di capire come funziona un sistema a partire dallo stesso sistema esistente – in pratica quello che si fa quando si vuole “copiare” una macchina o una tecnologia) in una logica sistemica ovvero prendendo in considerazione la complessità del problema senza trascurare gli effetti di tutte le variabili (visione olistica).
Le prospettive sembrano buone, nonostante
l’approccio sia relativamente recente, e molte industrie del settore
farmaceutico sono interessate alla ricerca che si svolge in questo settore. La
biotecnologia è un ambito per sua natura multidisciplinare e che richiede la
creazione di un network di enti di ricerca, cosa non sempre facile da
realizzare e da gestire con efficacia. Per quanto riguarda gli studi condotti
presso l’Università della Bicocca, ad esempio, sono stati indagati i meccanismi
di regolazione della replicazione cellulare, utili a comprendere l’evoluzione
di fenomeni patologici quali i tumori. In genere si tende ad abbandonare il
classico approccio riduzionistico cercando di identificare e descrivere i circuiti
regolativi che si riferiscono alle diverse funzioni organiche (ad esempio le
funzioni cerebrali connesse alla memoria) non essendo più la biologia
molecolare la sola arma a disposizione dei ricercatori.
Infine, un approccio sistemico di questo tipo
permette, almeno in teoria, di ribaltare il processo logico secondo il quale,
nell’ambito della ricerca farmaceutica, molte volte ci si preoccupa prima di
mettere a punto una molecola e poi di studiarne le applicazioni. Una delle maggiori
difficoltà nella conduzione di questi studi risiede nella necessità di avere
accesso ad un’elevatissima potenza di calcolo.
Tra le comunicazioni del Presidente Alberto
Cravero si ricorda in particolare il ringraziamento ricevuto da Padre Franco
dalla sua Missione in Tanzania.
|
28 aprile 2005 Visita alla
mostra “Annicinquanta” Presenze: 51 soci, 29 signore,
20 ospiti |
La serata si è svolta in un contesto inusuale
per le nostre riunioni conviviali e si è sviluppata in un due momenti distinti:
dapprima una visita guidata alla mostra “Annicinquanta” e successivamente una
cena in pizzeria.
La partecipazione è stata significativamente
numerosa, peraltro in un trend di incremento dell’assiduità da parte dei soci.
È però indubbio che iniziative come queste contribuiscano ad offrire elementi
di novità che certo non fanno che piacere.
La mostra allestita a Palazzo Reale aveva
l’obiettivo di tracciare un quadro del design italiano nel periodo in cui tale
designa si è sviluppato e poi si progressivamente affermato nel mondo. I campi
toccati sono stati molteplici, in funzione di tutti quei settori in cui si è
assistito ad una forte spinta innovativa trainata dai nuovi bisogni che via via
emergevano nella società italiana del dopoguerra. Numerose erano le sale
tematiche, passando dall’arte figurativa all’architettura, dall’arredamento
alla moda, dagli oggetti di uso quotidiano alle moto, alle auto ed anche ai
treni e agli aerei (in mostra nell’area antistante Palazzo Reale.
Si è potuto così apprezzare in diversi campi la
spinta che un certo approccio razionalista ha dato allo sviluppo di determinati
prodotti, dai mobili per ufficio all’architettura che si poteva avvalere anche
delle nuove opportunità che l’uso del cemento armato forniva), passando anche
attraverso la diffusione del pret-a-porter e dei tessuti stampati. Constatando
che ancora oggi molti di questi prodotti appaiono moderni, o semplicemente
belli, ed a volte ancora usati.
In conclusione una mostra che ha centrato il suo obiettivo, che non era quello di allestire un revival di qualche decennio fa ma di offrire al visitatore un’interpretazione ed una chiave di lettura documentata di ci