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Italia-Francia,
in cantiere 27 fregate |
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Via al
progetto per una nuova classe di navi da guerra. L' ammiraglio Biraghi: così pattuglieremo il Mediterraneo |
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Domani a Parigi
la firma dell' accordo. A Roma il «grande occhio» della Marina sorveglierà
tutti gli scafi in circolazione |
ROMA
- Francia e Italia si sono messe insieme per realizzare quello che al momento è
il più grosso programma europeo in campo militare. Costruiranno in
collaborazione 27 navi da guerra. L' accordo raggiunto in precedenza dai capi
della Marina italiana e quella francese sarà siglato domani dai responsabili
politici. A Parigi il ministro della Difesa Antonio Martino e la sua collega d'
Oltralpe, la bionda Michèle Alliot-Marie, mettono la firma sotto un piano che
prevede il varo delle prime unità nel giro di quattro anni. L' Italia ne ha
prenotate 10, le altre 17 andranno ai francesi. «Si tratta di fregate - spiega
l' ammiraglio Sergio Biraghi, capo di
Stato Maggiore della Marina -. Fra quattro o cinque anni dovranno sostituire le
unità della classe Maestrale, ormai vicine all' epoca del pensionamento». I
cantieri navali italiani (Riva Trigoso e Muggiano) e francesi (Lorient, in Bretagna)
si metteranno subito all' opera. Produrranno mezzi del tutto nuovi dal punto di
vista tecnico. A bordo, molte funzioni saranno svolte da sistemi di
automazione, e questo consentirà di ridurre al minimo l' equipaggio, appena 123
uomini. La spinta che farà muovere le 27 fregate proverrà da meccanismi di
propulsione ideati dai tecnici italiani. Sono previste due versioni delle navi,
una multiruolo e l' altra antisommergibile, tecnicamente Asw (antisubmarine
warfare). Le 10 destinate all' Italia saranno etichettate come classe
Rinascimento. A ognuna verrà dato il nome di un eroe della Marina insignito di
medaglia d' oro. Insieme rappresenteranno la fascia media della squadra navale.
Di dimensioni maggiori le quattro fregate della classe Orizzonte, due in
arrivo, la Duilio e l' Andrea Doria, e due ancora in costruzione. A completare
il rinnovamento della flotta, fra circa tre anni salperà la portaerei Conte di
Cavour. Navi destinate a pattugliare soprattutto il Mediterraneo. Il Mare
Nostrum, che adesso avrà il cuore a Roma. Tutte le imbarcazioni che lo solcano
saranno tenute sotto il controllo costante del «grande occhio» della Marina
militare, un centro di sorveglianza alla periferia nord della capitale.
«Abbiamo lanciato l' idea un po' in sordina - racconta l' ammiraglio Biraghi -. Non
immaginavamo di riscuotere un' accoglienza così entusiastica». L' idea è
questa: ogni nave in partenza da qualsiasi porto, ogni natante che passa i
Dardanelli, lo stretto di Gibilterra, il canale di Suez dev' essere subito segnalato
alla centrale di Roma. I 25 Paesi bagnati dal Mediterraneo hanno accettato in
blocco la proposta italiana. Ma anche quelli affacciati sul mar Nero, come
Georgia, Ucraina, vogliono contribuire a questa operazione gigantesca che mira
a mettere sotto controllo l' intero traffico navale con un sistema simile al
monitoraggio del traffico aereo. Gli Stati Uniti appoggiano l' iniziativa e
attraverso l' ammiraglio Vern Clark si dicono pronti a dare una mano. «Non è
più possibile - dice Biraghi - lasciar transitare
su questa grande autostrada d' acqua migliaia di navi senza sapere dove vanno e
cosa portano. Dobbiamo avere un quadro continuamente aggiornato. Le
imbarcazioni possono nascondere grandi pericoli, terrorismo, traffico di
clandestini, scarichi abusivi nel mare». Nel Mediterraneo si concentrano 80
porti di grande rilievo. Ogni giorno migliaia di mercantili e 250 petroliere
attraversano il Mare nostrum. Il 20 per cento del greggio, qualcosa come 300
milioni di tonnellate all' anno, passa di qui. «Non possiamo permetterci -
sottolinea Biraghi - che un'
imbarcazione sconosciuta venga lanciata contro una petroliera. Mettere a
rischio i rifornimenti darebbe avvio a una grave crisi». Biraghi è un
milanese arrivato al vertice della Marina dopo quattro anni passati accanto al
presidente Ciampi come consigliere militare del Quirinale. Il suo cuore è
sempre a Milano. La festa per i suoi 25 anni di matrimonio ha avuto come
scenario il Naviglio. Martedì 26 lo attende un' altra celebrazione. Sarà all'
Ambasciata degli Stati Uniti insieme con 10 piloti della Marina. Sono i piloti
degli Harrier, i caccia a decollo verticale dislocati sulla portaerei
Garibaldi. Durante l' operazione Enduring Freedom volavano nei cieli dell'
Afghanistan accanto ai bombardieri americani. Il loro lavoro fu prezioso e il
presidente Bush ha ritenuto che essi meritano un riconoscimento. Gli ha
concesso l' Air medal, una prestigiosa decorazione istituita nel 1942 dal
presidente Roosevelt. Gliela appunterà sul petto l' ambasciatore americano Mel
Sembler.
Marco
Nese