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Un
nutrito gruppo di soci ha accettato con piacere l’invito dei coniugi Cravero ad
una “scampagnata” cultural-gastronomica tra le colline del Monferrato.
Gli
equipaggi automuniti, arrivati da Milano e altre località dell’hinterland, si
sono ritrovati nella piazza principale di Castelnuovo Don Bosco dove Rosanna e
Alberto hanno subito iniziato a darci un saggio della loro ospitalità,
distribuendo agli intervenuti confezioni di pregiati grissini torinesi “rubatà”
che alcuni di noi hanno immediatamente provveduto a saccheggiare per gustarne
in anteprima l’alta qualità. (Vedere
servizio fotografico)
Il programma prevedeva, come prima tappa, una visita all’Abbazia di S. Maria di Vezzolano. Per lo più sconosciuta alla maggioranza, l’Abbazia si è rivelata di notevole bellezza e interesse artistico.
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L'ecclesia
di Santa Maria di Vezzolano nasce sullo scorcio dell'XI secolo, nel fervido
clima di riforma che vede in quegli anni sorgere numerosi altri complessi
religiosi piemontesi. Molto probabilmente contribuiscono alla sua fondazione
un gruppo di famiglie di signori locali i cui interessi, non solo religiosi,
gravitavano intorno al Vezzolano, località che, come hanno chiarito gli studi
storici ed archeologici più recenti, fu luogo di insediamento fin dall'epoca
romana. Il nome stesso di Vezzolano ne denuncia l'origine antica, derivando
dal gentilizio Vettiolus. L'atto di fondazione della chiesa risale al 27
febbraio 1095. Si tratta di un documento dal quale apprendiamo che alcuni
signori investono Teodulo ed Egidio del molo di officiales della chiesa di
Vezzolano, purché s'attengano ad alcuni precetti condivisi e vivano secondo
la regola canonica, probabilmente la stessa regola di S. Agostino, attestata
in seguito in Vezzolano (bolle papali del 1176, 1182). L'osservanza della
regola fu rispettata per molto tempo, sicché la fama di rettitudine dei
canonici vezzolanesi è tramandata da numerosi documenti fino a tutto il XIII
secolo. |
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Posta tra le diocesi di Vercelli, Asti, Torino ed Ivrea, vicina ai
potenti comuni di Asti e Chieri, la canonica del Vezzolano testimonia con le
sue importanti opere d'arte mediovale un lungo periodo di splendore tra i
secoli XII e XIII, seguito da un lento declino, che può essere simbolicamente
racchiuso in due date: 1405, anno in cui la canonica è concessa in commenda
(proprietà e rendite sono assegnate ad abati detti appunto commendatari e
residenti altrove), ed il 1800, quando l'amministrazione napoleonica ne
espropria i beni, trasformando la chiesa in cappella campestre della
parrocchia di Albugnano. |
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Terminata
la vista all’Abbazia, da tutti molto apprezzata, è iniziata la parte più
“godereccia” del programma con il trasferimento a Moncucco, dove siamo stati
accolti dai proprietari della “Trattoria del Freisa” che, opportunamente
istruiti dai coniugi Cravero, ci hanno imbandito le migliori prelibatezza della
cucina monferrina.
I
locali settecenteschi della trattoria, ottimamente conservati, costituiscono un
ambiente rustico e confortevole con temperatura molto gradevole che ci ha fatto
presto dimenticare la calura esterna. Pur essendo prevista una visita alla
cantina sociale di Castelnuovo Don Bosco, al termine del convito parecchi di
noi si sono lanciati nell’acquisto di bottiglie di vino per essere sicuri di
portarsi a casa un ricordo “tangibile” dell’ottimo nettare che abbiamo gustato
durante il pranzo.
Trasferiti
alla cantina sociale, molto bene arredata e fornita, la “campagna acquisti” si
è conclusa tra i sorrisi di compiacimento di chi caricava nei portabagagli
cartoni di freisa, barbera, malvasia e quant’altro.
Purtroppo
è arrivato anche il momento dei commiati. Il rimpianto per aver ormai concluso
una così piacevole giornata era negli occhi di tutti. Speriamo solo di poter
ripetere un’esperienza così piacevole.
Grazie
ancora a Rosanna e Alberto!
c.g.