PROGETTO DEL ROTARY
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Telemedicina,
il «ponte» per aiutare |
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L'ospedale di Bukumbi si
allaccerà a una rete tecnologica che permetterà diagnosi, elettrocardiogrammi
e radiografie. È diretto da un frate francescano che si è laureato in medicina
per curare le popolazioni indigene |
Bukumbi chiama Milano. L'Africa bussa alle porte
dell'Europa per realizzare un ponte tecnologico. Un collegamento per
trasmettere radiografie tracciati di elettrocardiogrammi e altri immagini
mediche. In altre parole, un canale informatico che consenta di supplire alle
esigenze di diagnosi di un piccolo ospedale della Tanzania. E questa, in una
parola sola, la telemedicina, cui potrebbe "allacciarsi" Bukumbi,
villaggio a 37 chilometri da Mwanza, capoluogo del distretto Vittoria, nella
parte nord Occidentale della Tanzania, Il Rotary club Sud Ovest e Naviglio
Grande San Carlo di Milano stanno, difatti, lavorando alla realizzazione di questo progetto.
Con l'ausilio di una stazione di telecomunicazione,
ponti-radio, fibre ottiche e computer network Bukumbi potrebbe dialogare con
gli specialisti delle strutture ospedaliere del mondo occidentale, che
potrebbero essere interpellati per un consulto a distanza. Un progetto che si
inserisce in una rete già attivata di aiuti: gli ultimi sono giunti a
destinazione proprio di recente. In questi giorni sono stati recapitati due
container carichi di medicine, alimenti, arredi sanitari, strumentazione per la
sala operatoria, un letto da parto, incubatrici, bilance per neonati, filtri
per rendere potabile l'acqua, laterizi. Tutto materiale inviato con il
contributo anche di altri enti benefici come Medici nel Mondo. Dal 1999
l'ospedale di Bukumbi ha risalito a poco a poco la china: ormai fatiscente, era
stato quasi abbandonato. Ma la macchina della solidarietà si è messa in moto.
Oggi sono 22mila all'anno le prestazioni erogate, 150 i posti letto.
Da cinque anni il complesso ospedaliero è diretto da un
padre francescano. Franco Manenti, bergamasco, 59 anni, ben presto nelle sue
missioni in Africa si c reso conto che ha buona volontà non basta, da sola, a
guarire tutti i mali. La gente moriva intorno a lui. A 32 anni ha, quindi,
deciso di iscriversi alla facoltà di medicina di Milano: in tempi brevi ha
ottenuto la laurea, specializzandosi in malattie tropicali, chirurgia,
ostetricia e pronto soccorso. Ora è in prima linea a Bukumbi, insieme ad altri
due medici e a volontari che si alternano. Una realtà non facile: l'ospedale si
trova in una zona rurale dove la popolazione deve fare i conti con gravi
malattie: malaria, broncopolmonite, tifo, epatite, bilharziosi, vaiolo, lebbra
e Aids. L'ospedale si autofinanzia con il modesto e insufficiente contributo
dei pazienti e grazie alla generosità dei benefattori. Ma, anche se tanto è
stato fatto, l'esigenza di ammodernamento di tutta la struttura, e del
laboratorio in particolare, è cronica. Una Struttura che ora con il contributo
rotariano potrebbe essere collegata ad altri centri di telemedicina.
Una prima sperimentazione è stata compiuta lo scorso
aprile: durante i lavori della IV Conferenza mondiale di Infopoverty, un
programma che mira ad aprire collegamenti informatici in zone povere della
terra, da Bukumbi è stato spedito un fumato al Politecnico di Milano, «Solo il
30% dei file inviati è stato ricevuto con una buona definizione, così come
l'audio precisa Fulvio Falcone, socio del Rotary di Milano, chirurgo in
pensione, che segue da vicino il progetto. Mwanza sembra invasa da televisioni,
call center, Internet Café, negozi di high tech e telefonia. Ma c'è una grande
confusione informatica, con ingorghi online che rendono difficili, a volte
impossibili le comunicazioni. Per questo banche, alberghi e centri turistici
dispongono di proprie parabole e centralini. Solo con una più aggiornata e collaudata
attrezzatura si potrà collegare l'ospedale di Bukumbi ai centri di
telemedicina, rompendone così l'isolamento».