Gli Stanca
Il ministro diffonde innovazione, il fratello ricicla i pcFrancesco,
ex IBM come Lucio, ha creato un’azienda che resuscita computer obsoleti e li
rivende a 100-150 euro |
come l’oro e il
palladio. Se ne estraggono in quantità minime - dice Stanca - ma qualcosa
viene fuori. E quel qualcosa viene pagato bene». Francesco Stanca è il maggiore di cinque fratelli. C'è Lucio, il
ministro, un altro fratello che opera nel settore nell' energia eolica e due
sorelle, casalinghe. «Con Lucio ho lavorato in Ibm, ma non sono riuscito a far carriera come
lui che è diventato il presidente di Big Blue in Europa e che ora è ministro
dell'Innovazione», racconta. E aggiunge: «Ma anch'io, nel mio piccolo, posso considerarmi un
innovatore. Anche se riciclo macchine vecchie. Perché resuscitare i computer
non è soltanto un lavoro interessante, ma ha degli aspetti che si possono
definire etici. Mi piace sapere che ci sono persone che possono acquistare
macchine a costi contenuti. Del resto lo sviluppo dell' informatica passa
anche attraverso i costi. Le cose troppo care non possono arrivare in ogni
casa e in ogni scuola. Marco Gasperetti mgasperetti@corriere.it |
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FRATELLI Francesco e Lucio Stanca, per entrambi un
passato in Ibm (dal Corriere della Sera – CorrierEconomia – 22/11/2004) |
Una volta i computer li faceva nascere. Adesso Francesco Stanca, 69 anni,
ex ingegnere dell'lbm, fratello di Lucio, ministro deIl'innovazione
tecnologica, i computer li resuscita. E dalla resurrezione delle macchine l'imprenditore, insieme a quattro
soci, ha creato una società che ogni anno fattura un milione di euro. Si
chiama Scrap, è una Srl con cinque addetti ed è nata nel giugno del 2001 in
provincia di Milano. Scrap in inglese significa «rottamare» e ogni anno nei
capannoni di Cavenago di Brianza di computer da rottamare ne arrivano a
migliaia. La notizia è che quelle macchine non finiscono nelle discariche per
i rifiuti speciali, ma tornano nuove. «Sono pc obsoleti, con microprocessori Pentium 3, che le società
smaltiscono per rinnovare il parco macchine - |
spiega Stanca - ma sono
macchine ancora efficienti. A volte hanno un paio di anni di vita, sono state
usate poco, gettarle via è davvero uno spreco. Allora finiscono nei nostri
laboratori e dopo qualche riparazione, una ripulita generale e un test,
tornano sul mercato a prezzi bassi. Come funzionano? Benissimo, soprattutto
se si usa un trucco. Ve racconto: basta caricare un sistema operativo open
source come Linux studiato per non sovraccaricare i microprocessori. Linux
lavora molto bene anche con macchine cosiddette obsolete, che possono essere
collegate a Internet e svolgere quasi tutte le funzioni di un personal
computer di grido. Quanto costano? Dai cento ai centocinquanta euro, monitor
escluso. Insomma un vero e proprio affare, se si pensa che un personal
computer spesso |
supera abbondantemente i mille euro. A volte i computer
resuscitati finiscono a scuola. Un'idea eccellente, perché per avere un pc
per ogni studente - come previsto dai piani del governo - e macchine non possono
costare care, come quelle di oggi. Un esempio arriva da «Progetto Lazzaro»
(www.progettolazzaro.it) che punta proprio alla diffusione di pc erroneamente
destinati alla discarica. E' stato siglato pure un accordo con il Miur (il
ministero dell'Istruzione, dell' Università e della Ricerca) grazie al quale
le scuole possono acquistare i computer «poveri» con sconti sino al 25% e
collegarli in rete e a Internet. Ma l'opera di Stanca senior
e di suoi quattro soci non si ferma qui. Anche le macchine inutilizzabili
possono valere oro, alla lettera. Già, perché tra i circuiti integrati, le
piastrine di silicio e i fili di rame si nascondono metalli preziosi, |
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